1. Appartenevo ad una famiglia borghese ed ebrea. Andai in montagna con i miei due fratelli e con Vittorio Foa la mattina dell'll settembre del 1943. Dei miei due fratelli uno, Giorgio, aveva organizzato a Torino un gruppo di giovani che confluirono nel Partito d'azione e nel movimento Giustizia e libertà; l'altro, che aveva solo 18 anni, si era invece legato, tra il 25 luglio e l'8 settembre, a gruppi di operai comunisti. 2. Il 9 e il 10 settembre, in piazza Castello a Torino, ci avevano detto che bisognava procedere al reclutamento per la difesa della città. Ricordo che noi avevamo dei foglietti e, scrivendo sulle spalle l'uno dell'altro, raccoglievamo i nomi di tutte le persone che venivano a mettersi a disposizione per difendere la città all'arrivo dei tedeschi. Come si sa, poi non si fece nessuna difesa di Torino perché il comandante generale, Adami Rossi, negò le armi ai partiti antifascisti. 3. Quindi, come dicevo, l'11 settembre mattino prendemmo la strada della montagna. Mio fratello Giorgio raggiunse a Torre Pellice i rappresentanti del Partito d'azione, mentre mio fratello Franco ed io ci collegammo con Barge, dove sapevamo che si erano concentrati i comunisti e dove si sarebbero sviluppate le formazioni garibaldine. 4. Queste formazioni, nate a Barge, si estesero nella provincia di Torino e in quelle di Cuneo e di Asti. Vi dettero un contributo straordinario gli operai comunisti che avevano sofferto la repressione del regime fascista. Ricordo Pietro Comollo, Ermes Bazzanini, Dante Conte, Luigi Capriolo, Leo Lanfranco e tanti tanti altri: raccontavano a noi giovani, cresciuti ignoranti sotto il fascismo e nutriti soltanto della propaganda ufficiale, delle condizioni in cui erano vissuti nelle carceri, al confino, nell'esilio. Esercitavano un fascino straordinario. La loro influenza, fatta di fede agli ideali, rigore morale e spirito di sacrificio, aveva effetto anche sui contadini, nel parlare che si faceva nelle cascine, tanto più che essi erano uomini semplici, di estrazione popolare come loro. 5. Oltre all'elemento caratteristico di queste formazioni, questa ossatura operaia vicina ai contadini, vorrei sottolineare il grande contributo che diedero le donne, nei primi di settembre e nei mesi successivi e che fece sì che esse, come gli italiani, non fossero più simili a quelli che erano stati prima. 6. Le donne, a cui il fascismo aveva ripetuto per vent'anni che dovevano occuparsi soltanto di far figli per alimentare la razza, ché il numero è potenza, per la prima volta e in prima persona partecipavano agli eventi. Dapprima era un senso di solidarietà, di umanità che le spingeva a dare il loro aiuto, poi invece diventò partecipazione consapevole. Vi era in quelle contadine, vissute da secoli nell'isolamento delle campagne, con scarsi contatti e conoscenze anche di quanto avveniva nelle località vicine, grande curiosità, desiderio di conoscere: i grandi eventi della guerra e le condizioni di vita differenti dalle loro, di cui erano testimoni i partigiani provenienti dalle più diverse località italiane. Si organizzarono in vari paesi i Gruppi di difesa della donna e vennero poste le basi per l'inizio dell'emancipazione femminile.
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